Selezionata da Raisin · Una delle enoteche di riferimento per i vini naturali in Friuli Venezia Giulia
N°II — Le due porte

Francia naturale.

Centotrenta vignaioli indipendenti. Niente grandi maison.

La Francia che selezioniamo non è quella dei grandi nomi che chiunque ha. È la Francia profonda dei vignaioli indipendenti che vinificano la propria uva, senza compromessi industriali, senza correzioni di mosto. Cinque regioni dove abbiamo costruito una scuola — Borgogna, Loira, Jura, Alsazia, Beaujolais. Centotrenta vignaioli scelti uno a uno.

Le cinque regioni principali
BorgognaLoiraJuraAlsaziaBeaujolais
249
Etichette in carta
130
Vignaioli distinti
5
Regioni principali
0
Grandi maison

Non i nomi che hanno tutti.
I vignaioli che pochi hanno trovato.

Si può fare una carta francese in due modi. Uno è prendere i cento nomi che fanno notizia — gli stessi che si trovano alle aste, sui giornali, nelle carte degli hotel di lusso. L'altro è andare a casa dei vignaioli, uno per uno, e portare a casa quelli che vinificano la propria uva, lavorano poche bottiglie, non hanno reparto marketing. Sono due lavori opposti, e producono carte opposte.

Centotrenta vignaioli per duecentoquarantanove etichette. La media — due vini per produttore — non è casuale. Non puntiamo alla profondità verticale di un solo nome ("tutto Bizot, tutte le annate, tutte le parcelle"). Puntiamo alla profondità laterale: molti vignaioli diversi, ognuno con uno o due vini che li rappresentano. È un modello di scoperta, non di feticismo.

La parola "naturale" qui non è un'etichetta commerciale. È un fatto agronomico: vigne lavorate senza erbicidi sistemici, fermentazioni con lieviti indigeni, solfiti minimi, niente correzioni. Pochi nomi soddisfano questa griglia in Francia — meno di quanti se ne possa immaginare. Quelli che la soddisfano sono i 130 vignaioli che stanno qui.

Geografia di una profondità.

Cinque regioni dove abbiamo davvero scuola. Champagne, Rodano e altre regioni in crescita, in coda.

— I —91 etichette

Borgogna

Il cuore della carta. Il pensiero contemporaneo del Pinot Noir e dello Chardonnay come dovrebbero essere.

La Borgogna è il territorio dove il concetto di climat — la singola parcella come unità di senso — è nato, ed è anche il territorio dove negli ultimi quarant'anni si è giocato il pensiero contemporaneo del vino. Côte de Nuits e Côte de Beaune sopra tutte, ma anche Côte Chalonnaise, Mâconnais, Chablis: per noi tutte sullo stesso piano, scelte per vignaiolo.

Pinot Noir e Chardonnay come dovrebbero essere — trasparenti, vibrati, senza legno aggressivo, senza correzioni di mosto. La Borgogna che amiamo è quella che restituisce la parcella, non quella che la maschera. Niente grandi maison, niente nomi da catalogo d'aste: vignaioli che lavorano poche bottiglie e poche parcelle.

La cifra Trasparenza varietale, climats come unità di lettura, niente cosmetica di legno.
— II —36 etichette

Loira

Il bianco più territoriale di Francia. Chenin sulla tufo, Cabernet Franc che non somiglia a Bordeaux.

La Loira è il fiume più lungo di Francia e attraversa molte geologie. Tufo bianco a Saumur e Vouvray, scisti scuri ad Anjou, silice e calcare a Sancerre. Il vitigno re del bianco è il Chenin Blanc — uno dei pochi vitigni al mondo che fa, dallo stesso bicchiere, secchi taglienti e dolci di muffa nobile a seconda dell'annata.

Sui rossi, la Loira ha riscritto cosa significa Cabernet Franc — niente a che vedere con la versione bordolese: vini più tesi, più erbacei, più diretti. Pineau d'Aunis, Grolleau, Gamay come scuola di leggerezza. Tutto naturale, tutto vignaiolo: in Loira la scena natural-wine francese ha messo radici prima che altrove.

La cifra Chenin di tufo, Cabernet Franc leggero, scuola del rosso "non muscoloso".
— III —25 etichette

Jura

Il piccolo territorio che ha dato il nome a un'era geologica. Vin Jaune sotto velo, Savagnin in purezza, Poulsard pallido.

Il Jura è il distretto vitivinicolo francese più piccolo a est del Rodano. Le sue marne giurassiche hanno dato il nome a un'era geologica, ai dinosauri, ed a uno stile di vino che non esiste in nessun'altra parte del mondo: il Vin Jaune, vinificato sotto un velo di lievito flor — come uno sherry — per almeno sei anni e tre mesi in piccoli fusti scolmi.

Oltre al Vin Jaune, il Jura è la patria del Savagnin — vibrato, salino, mai banale — e dei rossi di Poulsard e Trousseau, pallidi, fini, ben lontani dalla densità rossa "francese". È il territorio che più di tutti ha riformato l'immagine del vino francese contemporaneo presso i geek.

La cifra Vin Jaune sotto velo, Savagnin teso e salino, Poulsard pallido di carattere.
— IV —

Alsazia

Il mosaico di terroir più complesso di Francia. Vitigni nobili in purezza, secchi o tardivi.

L'Alsazia ha la mappa geologica più variegata di Francia: granito, scisti, gres rosa, calcare, marna, alluvionali — talvolta nella stessa parcella. Le condizioni climatiche sono protette dai Vosgi, secche come in poche altre zone francesi. È il territorio della Francia dove la varietà di vitigno conta più dell'assemblaggio.

Vitigni nobili in purezza: Riesling teso e minerale, Gewürztraminer profumato di rosa e litchi, Pinot Gris denso e affumicato, Pinot Blanc, Sylvaner, Muscat. E sui rossi, un Pinot Noir alsaziano che — con il riscaldamento climatico — sta diventando una delle scoperte degli ultimi anni. Cerchiamo l'Alsazia secca, varietale, di vignaiolo, non quella delle grandi etichette industriali.

La cifra Vitigni nobili in purezza, mosaico geologico, Riesling come asse identitario.
— V —

Beaujolais

Granito rosa, Gamay in purezza. La scuola da cui è nato il vino naturale francese contemporaneo.

I dieci cru del Beaujolais — Morgon, Fleurie, Brouilly, Chénas, Moulin-à-Vent, Chiroubles, Juliénas, Régnié, Saint-Amour, Côte de Brouilly — poggiano su granito rosa, suolo eruttivo che restituisce vini pallidi, profumati, ma di profondità che sorprende. Niente a che vedere con il Beaujolais Nouveau dei supermercati di novembre: i cru sono altra cosa, altra scuola.

È qui — a Morgon, alla fine degli anni Settanta — che si è scritto il manifesto contemporaneo del vino naturale francese. Macerazione carbonica integrale, lieviti indigeni della vigna, niente correzioni, solfiti minimi. Una pratica che da nicchia regionale è diventata il riferimento mondiale del natural wine. Il Beaujolais oggi è il punto di partenza ideologico di tutto il movimento.

La cifra Granito rosa, Gamay pallido e profondo, scuola madre del naturale francese.

Un percorso, ancora in costruzione.

Le altre regioni in cui ci muoviamo, con meno profondità per ora. Sono lì, le selezioniamo con la stessa filosofia, ma non abbiamo ancora la massa per fare scuola. Quando arriverà, prenderanno il loro spazio.

Lo Champagne come fronte aperto — solo vignaioli indipendenti, mai grandi maison. La Valle del Rodano entra a passo lento, dal nord (Syrah di granito) al sud (Grenache di ciottolo), sempre da indipendenti.

Scendendo verso i Pirenei francesi, il Jurançon dei bianchi tesi di Petit e Gros Manseng. Lungo l'arco mediterraneo, Roussillon e Languedoc — terre di rinnovamento, dove il natural wine francese ha messo radici da vent'anni e produce alcuni dei vini più interessanti di Francia. Risalendo a nord-est, nelle Alpi, la Savoia — vitigni autoctoni come Jacquère, Mondeuse, Altesse, sconosciuti ai più e di carattere preciso.

Sono tutti percorsi aperti, non ancora capitoli. Quando il catalogo si arricchirà, le faremo emergere.

Cosa entra,
cosa non entra.

La differenza tra una carta di marca e una carta di vignaioli sta nei criteri di esclusione. Qui sotto, scritti.

Entra
  • Vignaioli indipendenti che vinificano l'uva delle proprie vigne.
  • Lavoro in vigna senza erbicidi sistemici: biologico certificato o de facto.
  • Fermentazioni con lieviti indigeni della vigna, senza inoculo industriale.
  • Solfiti minimi — solo all'imbottigliamento, se necessari per la stabilità.
  • Una storia coerente: il vino dichiara la stessa cosa che dichiara il produttore quando lo si va a trovare in cantina.
Non entra
  • Grandi maison, anche le più rinomate.
  • Négociant che comprano uva o vino e lo rivendono col proprio nome.
  • Correzioni di mosto (acidificazioni, zuccheri, mosto concentrato rettificato, chips di rovere).
  • Lieviti aromatici, enzimi, agenti chiarificanti animali.
  • Vini concepiti per somigliare a sé stessi ovunque — il nostro criterio è il terroir, non il marketing globale.

Apri la carta filtrata sulla Francia naturale.

Le 249 etichette dei 130 vignaioli indipendenti, organizzate per regione. In carta dal banco, in arrivo sullo shop.

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