Selezionata da Raisin · Una delle enoteche di riferimento per i vini naturali in Friuli Venezia Giulia
N°I — Le due porte

Vini di confine.

Una scuola di pensiero su sei territori.

Il confine non è una linea sulla carta. È geologia che cambia, una storia che ha cambiato nazione tre volte in un secolo, una lingua che si sovrappone all'altra. È un modo di lavorare il vino che non riconosce i passaporti. Da Trieste a Maribor, da Cividale all'Istria — un arco di terra dove fare vino significa qualcos'altro che altrove.

I sei territori
CarsoCollio · BrdaColli OrientaliVipavaŠtajerskaIstria

Non un'etichetta geografica.
Un modo di lavorare.

Il confine italo-sloveno è stato linea austro-ungarica fino al 1918, poi italiana fino al 1947, poi jugoslava fino al 1991, poi Schengen dal 2007. Una manciata di chilometri di terra ha cambiato bandiera quattro volte. I vignaioli che la lavorano sono cresciuti parlando due, talvolta tre lingue. Hanno cugini sull'altro lato del valico. La loro idea di vino è precedente al confine politico, e gli sopravvive.

Quello che li unisce non è la nazionalità. È un'idea: che il vino sia agricoltura prima che industria, che la fermentazione sia un processo da accompagnare invece che da pilotare, che la macerazione lunga — figlia della tradizione contadina di queste terre, non di una moda — possa restituire al bianco una struttura, un colore, una verità che il bianco "moderno" ha dimenticato.

Per questo i vini di confine sono una scuola: hanno un canone, dei maestri, una storia di pensiero. E come ogni scuola, hanno regole non scritte di cui i protagonisti sono i custodi. Selezionarli significa stare dentro a quel pensiero, non davanti al bancone.

Geologie diverse,
stessa idea di vino.

L'arco transfrontaliero del nord-adriatico letto come si dovrebbe — per terroir, non per nazione.

— I —

Carso

L'altopiano calcareo tra Trieste e Sežana. Roccia, bora, terra rossa nelle doline.

Il Carso è un altopiano carbonatico che precipita sull'Adriatico. Roccia esposta, terra rossa raccolta a mano dalle doline, vento di bora che pulisce la vendemmia e abbassa l'umidità. Italiano e sloveno sono lo stesso suolo — la frontiera del 1947 ha spezzato in due un terroir che geologicamente è una cosa sola, dal porto di Trieste fino a Komen e oltre.

I vitigni che ci sono cresciuti sono pochi e specifici. Vitovska e Malvasia istriana per i bianchi, Terrano per il rosso. Niente di internazionale, niente di consolatorio. Il Terrano è acido, scuro, ferroso — un vino che non somiglia a nessun altro rosso italiano. La Vitovska, vinificata in macerazione, prende dalla pietra una mineralità che è quasi salata.

La cifra Macerazioni lunghe, mineralità marina, vitigni che non si trovano altrove.
— II —

Collio · Brda

Le colline tra Cormons e Goriška Brda. Ponca, marna, arenaria. Una scuola che ha cambiato il mondo del vino bianco.

Collio italiano e Brda slovena sono lo stesso territorio. La ponca — flysch di marna e arenaria sfaldabile a mano — è la stessa pietra dei due lati del confine. Le colline guardano verso il mare ma sono protette dalle Prealpi Giulie: clima prealpino-mediterraneo, escursioni termiche notevoli. Il confine politico passa sui crinali, in alcuni casi attraversa una stessa vigna.

Qui è nato, alla fine degli anni Settanta, il pensiero contemporaneo del bianco macerato — quello che il resto del mondo chiama oggi orange wine. Non una moda enologica, ma il ritrovamento di una tecnica contadina che la modernità industriale del Novecento aveva fatto sparire. Ribolla Gialla, Friulano, Malvasia, Pinot Grigio: vinificati con macerazione sulle bucce per giorni, settimane, mesi.

La cifra Bianchi macerati di scuola, vitigni autoctoni e internazionali letti con la stessa idea.
— III —

Colli Orientali

L'altra metà friulana della ponca, da Cividale a Prepotto. Vitigni autoctoni che non si trovano altrove.

Spostandosi dal Collio classico verso est, oltre Cormons, si entra nei Colli Orientali del Friuli: stessa ponca, stessa famiglia geologica, ma versanti più ripidi, altitudini maggiori, clima più fresco. È la zona di Cividale del Friuli — antica Forum Iulii longobarda — e di Prepotto, Manzano, Buttrio, Faedis. Terra di confine antichissima, prima che esistessero gli stati nazionali.

Quello che la rende unica nell'arco transfrontaliero sono i vitigni autoctoni che non si trovano in nessun altro territorio. Lo Schioppettino di Prepotto — rosso speziato e fine, salvato dall'estinzione negli anni Settanta da un piccolo gruppo di vignaioli. Il Pignolo — rosso austero, longevo, di cui restavano poche piante. Il Picolit dolce, DOCG di nicchia. Accanto a questi, Friulano e Ribolla come al Collio, ma letti con accento più nordico.

La cifra Rossi autoctoni di profondità, vitigni recuperati dall'estinzione, Picolit dolce di scuola contadina.
— IV —

Vipava

La valle slovena interna. Clima continentale, bora violenta, vitigni che non si trovano altrove.

Più all'interno, oltre il Collio sloveno, la valle del fiume Vipava cambia clima. La protezione mediterranea si attenua, la continentalità aumenta, la bora arriva qui più forte che ovunque — può raggiungere venti di 200 km/h. I suoli sono misti: marna, sabbia, terre alluvionali nel fondovalle.

Il risultato sono vini tesi, di struttura ma di acidità importante, mineralità da pietra. Accanto a vitigni internazionali ben conosciuti la valle conserva varietà locali — Zelen, Pinela, Klarnica — che non si trovano da nessun'altra parte e che fino a pochi decenni fa rischiavano di essere abbandonati per i più redditizi internazionali. Il loro recupero è uno dei capitoli di questa scuola.

La cifra Bianchi nervosi e profondi, vitigni autoctoni recuperati, vento come elemento agronomico.
— V —

Štajerska

La Stiria slovena, nord-est verso il confine austriaco. Maribor, Ptuj, Voličina.

Spostandosi ancora più a est si entra in Štajerska, la Stiria slovena — l'altra metà della stessa scuola, divisa dall'Austria dal confine di Spielfeld. Colline pre-alpine sud-orientali, marne e argille, clima continentale temperato dalle valli che scendono dalle Alpi austriache.

Qui la tradizione è di bianchi taglienti e di lunga vita — Šipon (lo stesso vitigno che in Ungheria si chiama Furmint), Laški Rizling, Renski Rizling, Sauvignon — interpretati con la stessa filosofia di confine: fermentazioni spontanee, macerazioni misurate, niente correzioni. È la zona meno conosciuta delle sei, in Italia, ed è uno dei motivi per cui ci interessa di più.

La cifra Bianchi tesi di scuola austro-slovena, varietà condivise con la Mitteleuropa enologica.
— VI —

Istria

La penisola istriana, slovena costiera e croata. Terra rossa, Adriatico, Malvasia.

L'Istria è la penisola che chiude a sud questo arco transfrontaliero. Costa slovena (Capodistria, Isola) e Istria croata (Buje, Motovun, Buzet, Rovinj) condividono lo stesso suolo — la celebre terra rossa istriana, ricca di ossidi di ferro su sottosuolo calcareo. Clima mediterraneo, bora invernale, mare ovunque.

Il vitigno re è la Malvasia istriana — un bianco profumato e strutturato che esiste solo qui, in due interpretazioni opposte: macerata (versione tradizionale, contadina, che torna oggi) o in acciaio (versione contemporanea, immediata). Sui rossi, Refosco e Teran. È un territorio che lavora storicamente diviso tra due paesi e che oggi, geologicamente e culturalmente, si riconosce come una cosa sola.

La cifra Malvasia istriana come asse, terra rossa su calcare, lettura italo-slovena-croata di un unico terroir.

Cosa entra,
cosa non entra.

Una carta è fatta tanto da ciò che contiene quanto da ciò che esclude. Qui sotto, scritto.

Entra
  • Vignaioli indipendenti che vinificano l'uva delle proprie vigne.
  • Lavoro in vigna senza erbicidi sistemici e con interventi minimi.
  • Fermentazioni con lieviti indigeni, senza inoculo industriale.
  • Solfiti minimi — solo all'imbottigliamento, se necessari.
  • Una storia coerente: il vino dichiara la stessa cosa che dichiara il produttore quando lo si va a trovare in cantina.
Non entra
  • Vino industriale, anche se ben fatto.
  • Grandi maison e marchi senza un volto agricolo dietro.
  • Correzioni di mosto (acidità, zuccheri, mosto concentrato rettificato).
  • Lieviti aromatici, enzimi, agenti chiarificanti animali.
  • Vini che somigliano a se stessi ovunque — il nostro criterio è il terroir, non il marketing globale.

Apri la carta filtrata sui vini di confine.

Le etichette delle sei zone, dai vignaioli che lavorano dentro questa scuola. In carta dal banco, in arrivo sullo shop.

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